Nel dimensionamento delle murature in blocchi, lo spessore è un parametro strutturale di primaria importanza: da esso dipende infatti la capacità della parete di offrire stabilità, sicurezza e durabilità, garantendo che l’intero sistema possa resistere efficacemente alle sollecitazioni meccaniche, termiche e ambientali.

Come già approfondito nel nostro articolo dedicato al calcolo degli spessori nella progettazione della muratura in blocchi, la definizione dello spessore nasce dall’analisi combinata di diversi fattori: carichi verticali e orizzontali, tipologia dei blocchi, condizioni sismiche e climatiche, normative tecniche e prestazioni termoacustiche richieste al manufatto. Tuttavia, oltre al calcolo dimensionale, è fondamentale comprendere quali effetti concreti produce lo spessore sulla stabilità strutturale della muratura.

La stabilità nelle murature in blocchi: definizione e parametri principali

La stabilità di una muratura in blocchi indica la capacità del sistema di mantenere equilibrio e integrità meccanica sotto l’azione dei carichi a cui è sottoposto, senza deformazioni eccessive o fenomeni di collasso. In altre parole, una muratura stabile riesce a resistere, distribuire e trasferire correttamente i carichi – sia verticali (peso proprio, solai, coperture) sia orizzontali (vento, azioni sismiche) – garantendo sicurezza e funzionalità all’edificio nel tempo.

Il comportamento della muratura non è mai statico in senso assoluto: alle sollecitazioni meccaniche si sommano infatti le variazioni termiche, l’umidità, gli assestamenti del terreno o le dilatazioni dei materiali, che possono indurre movimenti differenziali. Per questo, il concetto di stabilità interessa anche la rigidezza e la deformabilità del sistema, cioè la sua attitudine a reagire in modo controllato e prevedibile alle azioni esterne.

Si distingue inoltre tra stabilità globale e stabilità locale:

  • La stabilità globale riguarda l’intero organismo edilizio, ovvero l’interazione fra pareti, solai e fondazioni.
  • La stabilità locale interessa i singoli elementi o porzioni di muratura (una parete, un setto, un giunto), che devono mantenere resistenza e continuità per assicurare il corretto comportamento dell’insieme.

La struttura muraria può essere considerata sicura e durevole solo quando entrambi i livelli sono garantiti.

Quali fattori determinano la stabilità di una muratura in blocchi?

Diversi elementi concorrono alla stabilità complessiva della muratura in blocchi, interagendo fra loro in modo diretto. Vediamo a seguire i principali.

Spessore e snellezza

Lo spessore della muratura è direttamente collegato alla snellezza, ossia al rapporto tra altezza e spessore della parete. Una parete troppo snella (rapporto elevato) tende a flettersi o instabilizzarsi sotto azioni orizzontali; uno spessore adeguato aumenta invece la rigidezza e riduce il rischio di collassi fuori piano.

Tipo di blocco e qualità dei materiali

Ogni blocco presenta caratteristiche meccaniche specifiche, come resistenza a compressione, densità e percentuale di foratura. Materiali certificati e di qualità assicurano una distribuzione uniforme dei carichi e una migliore coesione con la malta. La resistenza meccanica complessiva della muratura deriva infatti dall’interazione tra blocco, malta e giunti, e mai dal singolo elemento.

Giunti di malta e modalità di posa

La continuità e la regolarità dei giunti di malta influenzano in modo significativo la stabilità della parete. Giunti disomogenei, troppo spessi o non correttamente riempiti possono generare zone di debolezza e favorire la formazione di fessurazioni o distacchi. La posa deve quindi garantire l’allineamento e l’ammorsamento corretto tra i blocchi, assicurando una distribuzione omogenea delle tensioni e una migliore adesione tra gli elementi costruttivi.

Presenza di armature o irrigidimenti

In determinate applicazioni — in particolare nelle zone sismiche o nelle murature portanti — la stabilità può essere migliorata con armature verticali e orizzontali o con l’inserimento di irrigidimenti in calcestruzzo armato. Tali elementi aumentano la resistenza alla presso-flessione e consentono di limitare la snellezza effettiva della parete, garantendo maggiore sicurezza in caso di sollecitazioni dinamiche.

Condizioni sismiche e ambientali

Infine, in aree ad alta sismicità o con forti escursioni termiche le murature in blocchi possono essere progettate con spessori maggiori o rinforzi aggiuntivi per prevenire deformazioni, dilatazioni o cedimenti differenziali. Anche l’esposizione agli agenti atmosferici influisce infatti sulla stabilità: l’alternanza di umidità, gelo e calore può compromettere nel tempo la coesione tra blocchi e malta se non vengono adottati materiali e trattamenti adeguati.

Il ruolo dello spessore nel comportamento meccanico della muratura

Dallo spessore della muratura in blocchi dipendono la rigidezza, la resistenza a compressione e flessione, la deformabilità e, di conseguenza, la stabilità complessiva della parete sotto carichi statici e dinamici.

Una muratura più spessa presenta maggiore rigidezza, ossia minore tendenza a deformarsi sotto l’azione dei carichi. Tale caratteristica migliora la capacità della parete di distribuire le sollecitazioni, riducendo il rischio di fessurazioni o instabilità fuori piano. Al contrario, uno spessore ridotto comporta un aumento della deformabilità e può rendere la muratura più vulnerabile a fenomeni di instabilità, specie in presenza di azioni orizzontali come vento o sisma.

Il comportamento del sistema è inoltre governato dal rapporto di snellezza (h/t), ossia il rapporto tra l’altezza della parete (h) e il suo spessore (t). Questo parametro definisce la capacità della muratura di mantenere equilibrio e stabilità:

  • Valori bassi di snellezza indicano pareti massicce, rigide e difficilmente soggette a instabilità.
  • Valori elevati di snellezza indicano pareti sottili e potenzialmente instabili fuori piano.

Le NTC 2018 fissano limiti precisi al rapporto h/t, che generalmente non deve superare valori compresi tra 12 e 15, a seconda della tipologia di muratura (portante o non portante) e della presenza di vincoli laterali o irrigidimenti. Rispettare tali limiti è fondamentale per assicurare che la parete risponda correttamente alle sollecitazioni previste in fase di progetto.

Infine, la resistenza complessiva di una muratura non dipende unicamente dallo spessore in sé, ma dal suo contributo alla resistenza a presso-flessione: la capacità del muro di opporsi contemporaneamente a sforzi di compressione e flessione. Maggiore è lo spessore, maggiore sarà la sezione resistente e quindi la possibilità di contrastare efficacemente tali sforzi. Tuttavia, l’aumento dello spessore non comporta sempre un vantaggio proporzionale: occorre valutare caso per caso l’equilibrio tra prestazioni meccaniche, peso proprio e vincoli economici e progettuali. 

Come varia la stabilità della muratura in blocchi in base allo spessore?

Muri troppo sottili: rischio di instabilità e deformazioni

Le pareti sottodimensionate sono più sensibili alle azioni orizzontali, come quelle generate da vento o sisma. In questi casi, la ridotta sezione resistente e la maggiore snellezza comportano un aumento delle deformazioni fuori piano, ovvero la tendenza del muro a flettersi lateralmente fino a perdere stabilità. Il fenomeno può essere accompagnato da fessurazioni verticali o orizzontali, cedimenti localizzati o perdita di aderenza tra blocchi e malta. Oltre a ridurre la sicurezza strutturale, il sottodimensionamento dello spessore può compromettere le prestazioni secondarie della parete, come l’isolamento acustico e termico o la resistenza al fuoco.

Muri troppo spessi: incremento ingiustificato di carichi e costi

Un eccessivo incremento dello spessore della muratura in blocchi non sempre corrisponde a un miglioramento reale della stabilità. Al contrario, può determinare un aumento dei carichi verticali trasmessi alle fondazioni e un consumo maggiore di materiali, con conseguente incremento dei costi costruttivi e logistici. Pareti sovradimensionate possono inoltre ridurre l’efficienza energetica dell’edificio se non correttamente integrate con adeguati sistemi di isolamento, e risultare eccessive rispetto alle reali esigenze statiche del progetto.

L’importanza di individuare l’equilibrio ottimale in base alla destinazione d’uso

Il corretto equilibrio tra spessore e stabilità si ottiene solo attraverso un calcolo mirato che tenga conto della funzione della muratura, delle condizioni di carico e della destinazione d’uso dell’edificio.

  • Nelle murature portanti, lo spessore deve garantire adeguata resistenza e rigidezza, rispettando i limiti di snellezza e i requisiti sismici previsti dalla normativa.
  • Nelle murature di tamponamento, lo spessore è dimensionato principalmente per resistere alle azioni orizzontali, mantenendo elasticità e prevenendo deformazioni fuori piano.
  • Nei divisori interni, la stabilità dipende più dall’altezza e dal corretto ancoraggio ai solai che dallo spessore in sé, sebbene valori troppo ridotti possano comunque compromettere la durabilità nel tempo.

In ogni caso, la definizione dello spessore ottimale deve essere parte integrante della progettazione strutturale, considerando la muratura non come elemento isolato ma come sistema integrato di blocchi, malta e giunti che lavora in sinergia con le altre componenti dell’edificio.

Calcolo dello spessore: fattori di progetto e normative di riferimento

Il calcolo dello spessore di una muratura in blocchi rappresenta la verifica tecnica della stabilità dell’intero sistema murario. Ogni scelta dimensionale deve infatti soddisfare criteri di sicurezza, resistenza e snellezza fissati dalle normative vigenti.

Tra i principali riferimenti rientrano le già citate Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) e l’Eurocodice 6 (UNI EN 1996), che definiscono i parametri per il dimensionamento e la verifica delle murature portanti e non portanti. In particolare, le norme stabiliscono:

  • Spessori minimi per murature portanti in laterizio o calcestruzzo alleggerito pari ad almeno 24 cm, al fine di garantire adeguata capacità portante e rigidezza.
  • Rapporti massimi di snellezza (h/t) compresi generalmente tra 12 e 15, in funzione dell’altezza utile della parete e dei vincoli di bordo.
  • Coefficienti di sicurezza per tenere conto di carichi accidentali, azioni sismiche e irregolarità costruttive.

Il progettista dovrà quindi integrare nel calcolo le caratteristiche meccaniche del blocco, la resistenza della malta, la geometria della parete e le condizioni di carico previste, verificando che la combinazione dei parametri mantenga la struttura entro i limiti normativi di stabilità e deformabilità.

Controlli e prove per verificare la stabilità della muratura in blocchi

La verifica sperimentale della stabilità di una muratura in blocchi è essenziale per accertare che la struttura risponda ai requisiti di sicurezza e durabilità previsti. Oltre ai calcoli teorici, le prove in sito permettono di valutare le effettive prestazioni meccaniche del sistema murario, individuando eventuali criticità legate alla posa o ai materiali.

Le metodologie si distinguono in:

  • Prove distruttive o semi-distruttive, che prevedono il prelievo o la realizzazione di campioni rappresentativi.
  • Prove non distruttive (PND), che consentono di analizzare la muratura senza comprometterne l’integrità.

Per quanto riguarda invece gli strumenti e i metodi di verifica più diffusi, citiamo: 

  • Prove di compressione su muretti di prova: si realizzano piccoli tratti di muratura o si prelevano porzioni dell’esistente per sottoporle a carichi di compressione in laboratorio. Le prove determinano la resistenza caratteristica a compressione, parametro chiave per la verifica strutturale.
  • Prove soniche e ultrasoniche: misurano la velocità di propagazione delle onde sonore all’interno della muratura. Variazioni di velocità indicano la presenza di vuoti, discontinuità o difetti nascosti. Queste prove sono ideali per controlli estesi e poco invasivi.
  • Termografie e georadar: le indagini termografiche individuano ponti termici, distacchi o umidità, mentre il georadar consente di analizzare la stratigrafia interna e localizzare elementi strutturali o rinforzi non visibili.
  • Verifiche visive e geometriche: comprendono rilievi di fessurazioni, deformazioni e disallineamenti, oltre al controllo della qualità dei giunti e dell’ammorsamento tra pareti e solai. Spesso rappresentano la prima e più immediata forma di diagnosi strutturale.

Combinando più metodi di indagine, il progettista può ottenere un quadro completo dello stato della muratura e confermare la corrispondenza tra spessore progettato e comportamento reale della parete.

Buone pratiche per garantire stabilità e durabilità alla muratura in blocchi

La stabilità di una muratura in blocchi dipende dall’insieme di buone pratiche costruttive che ne assicurano la qualità e la durata nel tempo.

La posa accurata è il primo requisito: i blocchi devono essere allineati e ammorsati correttamente, con giunti di malta continui e regolari che garantiscano adesione adeguata e distribuzione uniforme dei carichi. Altrettanto importante è la cura dei collegamenti strutturali, che contribuiscono alla rigidezza complessiva e prevengono movimenti differenziali o fessurazioni.

L’impiego di materiali certificati e sistemi costruttivi testati (come Gasbeton® o Ytong) offre una garanzia aggiuntiva di affidabilità, poiché ogni componente è progettato per lavorare in sinergia e assicurare prestazioni “prevedibili”. Una progettazione integrata che consideri l’interazione tra materiali e geometrie è quindi irrinunciabile per mantenere nel tempo i requisiti di stabilità e sicurezza richiesti.

Per concludere: il calcolo accurato dello spessore è un passaggio determinante per garantire la stabilità e la sicurezza delle murature in blocchi. Comprendere in che modo esso influisce sul comportamento meccanico e verificarne la conformità alle normative permette al progettista di evitare sottodimensionamenti, prevenire criticità e garantire qualità complessiva all’opera.

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